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Metropolitana alla parmigiana (via @GigiRiva)

Thursday, February 22nd, 2007


Una metro da 320 milioni per 170 mila abitanti. E poi: ponti, tunnel, antichi monumenti trasformati in albergo. Cosi' sindaco e costruttori cambiano il volto alla citta'.

Una strada stretta e, sui lati, le aie e le cascine della pianura Padana. Poi si svolta una curva e ci si ritrova a San Francisco. Per superare il torrente Parma, quasi sempre in secca, largo come un torrente appunto, un ponte che scimmiotta il Golden Gate, decine e decine di tiranti metallici per un monumento esagerato.

Lo hanno chiamato ponte De Gasperi ed e' l’emblema visivo del fervore gigantista di un’amministrazione e di un sindaco, Elvio Ubaldi, giunto alla fine del secondo mandato, che ha cercato con fin troppo zelo di rispettare lo slogan che era anche la sua primitiva promessa elettorale: “La citta' cantiere”. Tal volta riuscendovi, talvolta, per fortuna no (lo vedremo), perche' bloccato da tribunali vari che hanno fermato colate di cemento smodate quando non addirittura sacrileghe, visto che avrebbero snaturato persino edifici del Duecento.

Ponti e strade e case e piazze e fontane e tunnel che dovrebbero cambiare (in alcuni casi gia' l’hanno fatto) i connotati della Parma tramandata dalle generazioni, nel nome di un malinteso concetto di normalita'. E chi si oppone e' un sorpassato, peggio, un “terrorista” o addirittura un «repubblichino», per usare epiteti risuonati nella sala del consiglio comunale in capo a furibonde contrapposizioni generate, e' giusto sottolinearlo, da una sparuta minoranza. Perche' Ubaldi ha regnato come un monarca sulla citta' col consenso del centrodestra che lo sostiene ma almeno con l’appeasement pure di una parte del centrosinistra. Proprio in dirittura d’arrivo (qui si va alle urne in primavera), nei giorni scorsi ha coronato un sogno lungamente inseguito facendo votare una fidejussione da 97 milioni di euro che e' la quota spettante al Comune per finanziare due linee di metropolitana (318 milioni messi per ora in conto). Undici chilometri con scavi anche a quota meno 22 metri per essere sicuri di non incappare in reperti archeologici che potrebbero produrre stop fastidiosi. E nessuna sorpresa sulla scelta visto che i buchi piacciono tanto a uno dei parmigiani illustri, l’ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi.

Fu proprio nel corso di uno degli ultimi giorni del governo Berlusconi (29 marzo 2006) che il Cipe decise lo stanziamento di 172 milioni di euro per l’opera. Da citta' del parmigiano a citta' gruviera? Calma, perche' nonostante i passi significativi, ci sara' pure qualcuno che vorra' chiarire anomalie e coincidenze sospette. L’onorevole Grazia Francescato, capogruppo dei Verdi nella commissione Lavori pubblici, gia' annuncia un’interrogazione al governo. Vuole sapere, ad esempio, di Ettore Incalza e di Andrea Ghillani.

Chi sono costoro?

Il primo era direttore generale del ministero delle Infrastrutture e, guarda caso, nove giorni prima del fati dico 29 marzo e' stato nominato dal sindaco consigliere di amministrazione di MetroParma, unitamente a Maurizio Ghillani, altro buon amico di Lunardi e che in passato aveva firmato con il ministro di Forza Italia almeno un progetto in comune. Incalza si trovo' cos’i' a rappresentare al tavolo del Cipe il governo quando gia' stava in MetroParma. Elargitore e beneficiario nello stesso tempo, alla faccia di pudore e incompatibilita'. Non e' tutto. MetroParma, nella sua nuova configurazione di vertice, ha deciso di assegnare la supervisione del progetto definitivo alla societa' Metropolitana milanese, che era giunta terza nel concorso del 2005. Per la cronaca si ricorda che MM, al cui timone e' stato fino al giugno scorso Giulio Burchi, in passato ha dato vari incarichi a societa' che fanno capo a alla famiglia di Lunardi come Rocksoil e Stone.

L’attuale ministro Antonio Di Pietro forse vorra' vederci chiaro. Il governo rispondera'. Alcune associazioni locali per la salvaguardia del territorio presenteranno dei ricorsi. E se ne parlera' nelle sedi appropriate. Intanto a Parma se ne parla per ogni dove e piu' che le tecnicalita' o le procedure si invoca il buonsenso. Questo e' un posto dove ancora si attraversa il centro a piedi, da porta a porta, in non piu' di l5 minuti. Dove gli unici parcheggi esauriti sono le rastrelliere delle biciclette, usate anche nei pochi giorni freddi di questo inverno primaverile. Dove i parcheggi costruiti a ridosso del nucleo storico hanno perennemente accesa la luce verde di “libero”. E dove in definitiva anche chi utilizza i mezzi pubblici di superficie impiega, tempi di percorrenza per tragitto medio alla mano, cinque minuti in piu' di quanto previsto con l’underground.

Per questo la metropolitana in diversi la vivono ancora come una barzelletta: “La metropolitana? A Parma? Ma dai… “. Ci sara' poco da ridere quando si apriranno i cantieri. Sei anni di lavori, 20 stazioni e i debiti che graveranno sui figli fino al 2036 (oltre al capitale da rimborsare, altri 59 milioni di interessi). E sempre ammesso che dai figli non si passi ai nipoti perche' i calcoli di spesa, se comparati con altre opere simili in altri luoghi, appaiono ottimistici ed e' un eufemismo. Il costo al chilometro e' stimato in 29 milioni di euro, quando a Brescia e' di 57, quasi il doppio, a Bologna di 50 e, per andare all’estero, a Rennes di 53. Calcoli fatti dall’Associazione Parmaincomune che invoca, sinora inascoltata, un referendum. Si stesse pure virtuosamente nel budget, comunque bisognerebbe incanalare, sulle scale mobili verso il sottosuolo alcuni milioni di passeggeri l’anno (le stime variano dagli 11 ai 20) in una citta' di 177.068 abitanti (tutta la provincia ne fa 420.056), quando stime ritenute ragionevoli in Europa fissano a un milione il bacino d’utenza minimo perche' una comunita' ammortizzi i costi di linee sotterranee. Ed e' previsto dal piano finanziario che tutte le risorse rastrellabili da parcheggi, zone blu eccetera, vadano a cercare di limitare il “grande buco”.

Gigantismo, insomma. Gli immigrati spingono leggermente all’insu' il numero degli abitanti (1.300 in piu' in un anno) e l’incremento viene salutato come la prova delle magnifiche sorti e progressive della citta'. Ubaldi ha sempre smentito di avere in testa un capoluogo con 400 mila abitanti, piu' del doppio dell’attuale, pero' le opere su tali numeri e oltre vengono tarate. Poi, in un impeto ducale, pensa che Parma debba essere il polo d’attrazione per 5 milioni di persone quante se ne ricavano prendendo il suo ombelico come punto di riferimento e girando un compasso largo cento chilometri. Effetti devastanti di un’ambizione smodata e senza obiezioni se gli unici che hanno osato disturbare il manovratore in questi anni sono un piccolo giornale (“Polis quotidiano”, nulla a che vedere con la rete Grauso) e un altrettanto piccolo settimanale (“La voce di Parma”). Cosi' se un giornalista affermato come Maurizio Chierici, parmigiano, si permette di obiettare circa la congruita' di una costruzione lunga centinaia di metri e ribattezzata “Punta Perotti” emiliana (avrebbe dovuto ospitare gli studenti, non ce n’e' traccia ed e' comunque un’eredita' del centrosinistra), si prende dal sindaco, via tv locale, del “personaggio che dimostra di essere squallido”. Tanto da produrre l’effetto comico che nei giornali va sotto la dizione “uomo che morde il cane”. Nel nostro caso, il giornalista che querela il politico.

La tv in questione si chiama “Teleducato”, e' di proprieta' del costruttore Paolo Pizzarotti, il quale ha voce in capitolo anche sulla storica “Gazzetta di Parma” e su Tv Parma, che sono proprieta' dell’associazione industriali. Quasi un monopolio, Pizzarotti ha sostituito l’inguaiato Calisto Tanzi (Parmalat) sulla vetta dei potenti locali. La sua azienda divide gli appalti piu' succosi con la Bonatti, di cui Calisto era socio. Sindaco e costruttori, il potere sta li'. Col sindaco che si barcamena nella rivalita' tra Pizzarotti e Lunardi, un tempo amici e ora avversari per quegli umori spesso mutevoli della provincia. Per Elvio Ubaldi non e' mai stato un problema fare l’equilibrista. Sessantenne, gia' nell’entourage dei Tanzi e della sinistra Dc, fu vicesindaco col centrosinistra e poi sindaco con la lista Civilta' parmigiana appoggiata dal centrodestra. Ha resistito a rovesci che avrebbero abbattuto gente meno solida. Nella sentenza del 1993 che ha mandato assolti per prescrizione gli imputati di una storia di tangenti per la “viabilita' sud” si leggono le seguenti dichiarazioni dell’allora assessore all’urbanistica per il Psi Alfredo Stocchi: “Normalmente per tutti gli appalti le decisioni venivano prese collegialmente dal Begani, dal Grossi (all’epoca sindaco) e dal vicesindaco Ubaldi, I tre si accordavano su tutto e poi il Begani dava il via agli appalti. Anche in questo caso i tre si erano visti, come mi disse il Grossi, ed avevano deciso di dare il via a una commissione a maggioranza tecnica per far tacere le polemiche sorte nel consiglio comunale. Mi fu riferito che si era deciso di far vincere l’appalto alla cordata capitanata da Pizzarotti…”. Ubaldi in quel processo non era imputato. Piu' recentemente, inchiesta Parmalat, negli interrogatori del segretario di Tanzi e suo omonimo, Piergiovanni Tanzi: “Ho consegnato personalmente a Ubaldi, in piu' circostanze, dal 1999 al 2002, circa 20 mila euro, di cui 10 mila euro nel 2002”. Anche qui nessuna conseguenza.

Uffa, che fastidio i moralismi quando c’e' da fare grande Parma, riportarla ai fasti di Maria Luigia. E che noia quei vincoli, lacci e lacciuoli che impediscono di fare un bel lifting e passare alla storia come l’uomo che ribalto' il Ducato. Un costoso sovrappasso ciclabile sulla via Emilia qui (ci transitano quattro biciclette al giorno), una faraonica fontana che pero' ogni tanto si deve spegnere la' (l’acqua portata dal vento ghiaccia sulla sede stradale). Un progetto pluribocciato per un “ponte abitato” con palazzi di sei piani su, controversi tunnel sotto i viali giu', come giu', sottoterra, dovrebbero finire le bancarelle del mercato della Ghiaia. Infine l’idea che scatena l’indignazione.

Esiste in centro un edificio storico, le cui parti piu' antiche risalgono al Duecento definito Ospedale Vecchio, corrispettivo, fatti salvi i paragoni, del Colosseo per Roma. Ospita, tra l’altro. l’archivio storico. E’ in discreto stato, avrebbe bisogno di un restauro conservativo. Restauro, non ristrutturazione. La giunta Ubaldi decide di avviare un project financing (capofila la Pizzarotti) in seguito al quale larga fetta del complesso (20 mila metri quadri) sarebbe poi gestito per 30 anni da privati con possibilita' di farci albergo, residence e negozi. L’avvocato Arrigo Allegri, presidente dell’associazione Monumenta, ricorre alla legge e riesce a far bloccare lo scempio. Il combattivo consigliere indipendente di Rifondazione comunista Marco Ablondi scrive al ministro Francesco Rutelli per chiedergli di intervenire. Da Parigi si fa sentire persino il grande medievalista Jacques Le Goff che implora di non impachettare negli scatoloni l’archivio storico, che questo sarebbe il suo destino. Ma anche Le Goff si becca da Ubaldi una metaforica alzata di spalle e una pesante allusione sull’eta' avanzata. Per i padroni di Parma andrebbe “ristrutturato” pure lui. Se il Parlamento non approvera' di corsa una legge che permette il terzo mandato, Ubaldi fra poco ha finito. Ma non si rassegna. Lo si vede a Milano coi Volenterosi, fa occhi dolci alla Margherita, incita a superare i partiti e a sostituirli con le “persone”. Lavora perche' dopo di lui non ci sia il diluvio ma qualcuno che continui per lui, fa niente se arriva dall’opposizione. C’e' rimasto qualcosa da scavare a Parma?


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